La maggioranza di centrodestra è stata battuta alla Camera dei Deputati nonostante un vantaggio di oltre cento deputati. Gli elettori si sono fortemente irritati e, possiamo dirlo, non è stata una bella prova. Gli assenti erano tutti i membri del governo, più un gruppone di deputati definiti -dai loro stessi colleghi- “allegroni e scansafatiche”. Per quest’ultimi, gli scansafatiche, dovrebbe bastare una tirata d’orecchie e forse una pedata di scoraggiamento. Esiste però la questione dei membri del governo, che fanno parte soltanto nominalmente del Parlamento e che in realtà sono impegnati nel loro lavoro di ministri e sottosegretari.Coloro che sono ministri e sottosegretari dovrebbero dimettersi e fare soltanto il loro lavoro.
E c’è una ragione costituzionale, di principio, molto forte per sostenere questa necessità. La ragione è che il Parlamento deve controllare l’esecutivo e l’esecutivo non può recitare due parti in commedia: quella del controllore e quella del controllato. Si dirà: ma si è sempre fatto così. Vero, ma è stato fatto male ed è ora di cambiare.
E poi c’è la questione dello stipendio. Lo stipendio di un parlamentare è assolutamente equo, checché ne dicano quelli della casta. Se un parlamentare fa anche il ministro o il sottosegretario, cumula due stipendi, e questo è male.C’è poi una ulteriore ragione: in questa legislatura il Parlamento rischia di essere totalmente esonerato dal suo ruolo e di diventare un votificio. Il Parlamento in questa legislatura deve invece trovare strumenti per non restare appiattito e svuotato. Se recupererà i deputati cui ha diritto, il Parlamento farà meglio il suo mestiere.