La promessa in Marocco: vi portiamo in Italia ! Lì ce l’America. Parole rassicuranti: c’è casa, lavoro, sviluppo, modernità. Il sogno di una vita. Questi ragazzi li reclutano nei loro paesi, in due regioni del Marocco centrale, zone agricole, dove i braccianti vengono pagati 2 euro per ogni ora di lavoro. Li prendono, li reclutano, li ingannano e li portano in Italia. Ad Eboli, provincia di Salerno, località San Nicola Varco, zona che per le sue caratteristiche naturali viene definita la California del Sud. Ma qui il sogno americano svanisce in fretta. Il viaggio in Italia costa 7.000 euro: mille euro da consegnare al faccendiere in Marocco prima di partire, quando lui avanzerà la richiesta di espatrio al Consolato, e gli altri seimila euro al momento dell’imbarco. Ma è una truffa. Arrivati a Salerno, passando per Lampedusa, per questi ragazzi non ci sarà nulla. Solo la disperazione. L’affarista diventa irrintracciabile, il lavoro non c’è, la casa nemmeno a pagarla, e allora si trovano a vagare per le campagne del salernitano fin quando qualcuno, gli altri marocchini che stanno in Italia da più anni e conoscono le aziende salernitane, li porteranno a marcire a San Nicola Varco. Inizieranno a lavorare come braccianti nelle aziende agricole del salernitano, dove il 60% della forza lavoro è costituita da marocchini. Mentre il 100% degli allevamenti bufalini di questa zona è formato da indiani e pakistani, che vivono nelle stalle, almeno loro se la passano meglio. I braccianti marocchini di San Nicola Varco sono considerati merce senza diritti, spogliati della loro dignità, privati dei loro naturali e basilari diritti umani: 25 euro per 10 ore di lavoro nei campi, dai quali bisogna sottrarre 4-5 euro per i caporali che procurano il lavoro. Ma non è finita qui. I marocchini di San Nicola Varco sono 700. E vivono tutti in un inferno. 14 ettari di terreno tra Eboli e Battipaglia, tra lamiere, fanghi, montagne impressionanti di rifiuti, senza bagni, senza luce, con un’unica fontanella d’acqua (foto),
senza cucine, senza praticamente nulla. Non si capisce come fanno a non ammallarsi. Accanto a loro c’è solo la Cgil di Salerno, che ha scoperto da un decennio San Nicola Varco e la sta facendo lentamente conoscere alla Salerno borghese, pulita e per bene. Anche se molti continuano ad ignorare da dove vengono le verdure che ogni giorni finiscono sulle loro tavole. San Nicola Varco è qualcosa di peggiore di un inferno. Dove, per chi resta, non c’è speranza. Solo per chi fugge, scappa e parte per il Nord-per la Spagna-per la Germania-per la Francia, si può costruire una speranza. Loro sono tutti ragazzi e le aziende locali fanno contratti a tempo: 50 giorni, 100 giorni nei casi migliori. Alla scadenza dei contratti, non gli viene nemmeno rinnovato il permesso di soggiorno. Dovrebbero essere espulsi e diventano clandestini. Intanto le aziende salernitane senza di loro fallirebbero. Subito. E senza appello. Una situazione che non è tollerabile in un Paese che si spaccia per civile e che ha fortemente bisogno di questa forza lavoro. San Nicola Varco come Guantanamo, come Auschwitz , come piazza Tienanmen, come il Cremlino….non cambia assolutamente nulla. Dimenticavo. I 14 ettari di San Nicola Varco sono un mercato ortofrutticolo mai completato di proprietà della Regione Campania. Proprio la Regione ha stanziato 1,5 milioni di euro per creare infrastrutture, alloggi, bagni e bonificare l’area. La Cgil ha presentato un ottimo progetto per dare dignità a queste persone ed alla zona. Ma tutto è fermo. Non se ne sa nulla…..In stile Regione Campania firmata Antonio Bassolino.
E quando lasci San Nicola Varco, dalla vergogna passi in fretta all’impotenza mista a rabbia. E pensi che questo non è un Paese Civile!


Ciao Mario complimenti per questo articolo.
Mi chiamo Marco, sono di Albanella (SA) e nel ‘tempo libero’ sono praticante pubblicista ma lavoro principalmente come consulente.
Nei prossimi giorni scrivero’ diversi articoli sulla condizione dei lavoratori stagionali nella piana del Sele. L’ispirazione mi è venuta leggendo il rapporto di MSF “una stagione all’inferno”, e grazie ad un editore libero la pubblicheremo sul settimanale locale ‘Unico’.
Mi farebbe piacere poter fare riferimento a questo tuo articolo così come altri due che hai pubblicato su IFGonline nella mia inchiesta.
a presto spero, complimenti per il lavoro che hai fatto.
marco
mi viene lo sconforto , possibile che la civile italia sia scesa così in basso ? sembra che sia calato attila di storica memoria
questo ministro dell’ interno è scriteriato senza futuro e senza passato del presente ne vediamo gli effetti . di pura razza barbarica . sono con voi…………
[...] http://ilgabbianoviaggiatore.wordpress.com/2008/04/11/il-letame-di-san-nicola-varco-in-mezzo-ai-giov... [...]