Nascono tra la via Emilia e l’Oriente. E non moriranno mai. Nei pensieri, nei sogni, nei cuori, nei polsi di intere generazioni di riders. Essere ducatista è molto più di un motociclista qualunque: quando cuore e testa diventano un’unica emozione. Nella composizione dell’architettura del motore c’è tutto l’ingegno italiano, coordinato dal mago Filippo Preziosi, direttore generale di Ducati Corse, in Ducati dal 1994, uno che sui motori è considerato un talento puro, tra i pochi che ha preferito non emigrare all’estero scommettendo su un progetto italiano. C’è l’astuzia di chi sa che sul mercato deve competere con colossi, leggi Honda o Yamaha, che hanno a disposizione risorse e strumenti decine e decine di volte superiori. E lo sfizio è anche questo: indossare i panni del piccolo Davide e battere il gigante Golia ad occhi a mandorla.
Via Emilia. Precisamente Borgo Panigale, periferia ovest di Bologna, da queste parti oggi al miracolo italiano chiamato Ducati vi lavorano 1.043 dipendenti. Molto più in là c’è l’Oriente, circuito di Montegi, proprio sotto casa del colosso giapponese Honda: tra una piega e l’altra in curva Casey Stoner, il pilota australiano divenuto imbattibile nell’ultima stagione di motomondiale, conquista il primo trionfo in Moto Gp, addirittura con tre gare di anticipo. E’ doppietta storica: mondiale piloti e costruttori in un colpo solo. Il primo nella classe regina per la rossa bolognese arrivato 34 anni più tardi l’ultima vittoria italiana nella cilindrata ammiraglia delle due ruote, all’epoca firmata Mv Augusta. Altri tempi. Altra storia. Oggi il mondo dei motori parla italiano. Tra la via Emilia e l’Oriente, in mezzo investimenti e scommesse, anche una crisi attraversata dal 2001 al 2005 che ha messo in serio pericolo la casa motociclista italiana. Ducati non poteva scomparire nella polvere. 80 anni di storia sono troppi per non crederci ancora –l’azienda di casa Ducati è nata nel 1926 con 500 dipendenti- e nel 2006 arriva la rinascita con la vendita sul mercato di 32.312 moto in 60 paesi. Numeri che finalmente sorridono per una piccola azienda tutta italiana che ha saputo sfidare il mondo intero: nel primo semestre 2007 l’utile è salito a 16,3 milioni di euro, il 622% in più rispetto allo stesso periodo del 2006. Per il nuovo anno si prevede una produzione che supererà le 35mila unità: Ducati si legge anche brand italiano vincente nel mondo che ha sfidato e battuto i giapponesi sul proprio campo. Arte, storia, design, prestazioni sportive, intuito, marketing ed una grande comunità di appassionati, i ducatisti: il mondo Ducati è un misto perfetto di testa e cuore. Per consegnare alla storia in maniera gloriosa il 2007 a Borgo Panigale hanno deciso di regalarsi una moto da strada d’eccezione che non ha paragoni sul mercato. E’ la strepitosa Desmosedici RR, vera replica della Desmosedici Gp06 utilizzata nelle gare ufficiali in motomondiale sino al 2006, in sella alla quale hanno dato gas piloti come Loris Capirossi e Sete Gibernau o un cavallo di razzo alla Troy Bayliss. A casa Ducati hanno deciso di trasformarla in un prototipo da strada, apportando piccole correzioni al motore, inserendo luci, frecce e specchietti. Una moto per pochi, in produzione limitata con soli 1.500 esemplari, per un costo complessivo di 60.000 euro a prototipo. Un bolide o anche un sogno che ha stregato già clienti d’eccezione: è stata già prenotata da Michael Schumacher e da Angelina Jolie. 200 cavalli di potenza pronti a scatenarsi sotto le natiche, un motore nuovo (il D16RR) che segue le linee del motore Gp Ducati Corse, un capolavoro di meccanica e precisione. Non poteva mancare il marchio di fabbrica di casa Ducati: la tradizionale distribuzione desmodromonica (dal greco significa controllo delle valvole del motore) che garantisce prestazioni fenomenali per una quattro cilindri. E ancora cambio a sei marce, frizione multidisco a secco. E’ la nuova frontiera dell’evoluzione tecnologica Ducati. Per i ducatisti un sogno che diventa realtà, per gli ingegneri di Borgo Panigale il regalo per la vittoria mondiale in Moto Gp. Dalla pista alla strada. Coraggio, ambizione, orgoglio, competenza e genialità italiana alla base del progetto Desmosedici. Tra la via Emilia e l’Oriente non si finirà mai di stupire.
Auguri Ducati.
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